I caplét

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E’ tempo di cappelletti e tutte le amiche “azdore e non “sono impegnate davanti al tagliere … allora io per ricordare questo poetico momento tanto caro a noi romagnoli nell’anima e nel cuore, dedico a voi tutti questa mia divertente zirudella (con traduzione in lingua italica ) …av salut ma tot Luciano

“I caplét”
Na mateina la mia zia tota arbofa in te su let
La panseva tla su testa cl’era ora ad fè i caplet
Roba tendra s’un brudin me su Gig sa chi poch dint
Un bel piat anche per lia cl’an gn’aveva sgues per gnint
Un po ad brud a s’cla galeina che lan feva pio a gl’ov
Ui stasiva propia bein, piò che un bel vistid nov
At che fred sla stufa smorta la sta so cl’era al set
Mentre cl’elt e su marid e surnaceva dreinta te let
A s’un sciall d’intorna e col la s’infila in te puler
Per cor drì ma la galeina cla va via do cui per
Tra cla peni cal svulaza dal galeini in meza e scur
Li, la zia la s’invrocia e la sguela contra e mur
“ Os-cia ach bota , pora mè…” las lameinta zo ma tera
Mentre e gal sora e baston e per ch’rida perdavera
Te frateimp e su marid da te let l’era ste sò
E santend tot che casein l’è scap fora enca lò
E ciamand ma la su moi a gran vosa e taca a urlè
Mentre lia tra chi poll lan s’pò ancora arciapè
“Ma di sò… sa fet Teresa stesa ilè se cul d’insò ?”
“ Ah e mi Gig, se te t’saves, l’è per colpa ad chi caplet…
che me ades a te puler, diavli porch, a so gambret !!! “
e e marid si su poch dint l’ha tachè a t’na gran sgregna
mentre lia meza scorga la s’arugla dri la legna
“ Mo sa ridti pez d’pataca, tan capes che me ades
per afughei chi do caplet e zanzghè un po d’ales ,
l’andrà a fnì, s’un ti dispies, che invece di caplet te brod d’galeina
t’un po ad dado, sna carota, serli e zvola ai cusrò na ministreina ???”

Luciano Monti

“ l cappelletti “
Una mattina la mia zia tutta arruffata nel suo letto
Pensava nella sua testa che era ora di fare i cappelletti
Roba tenera con un brodino al suo Gigi con quei pochi denti
Un bel piatto anche per lei che non li aveva quasi per niente
Un po di brodo con quella gallina che non faceva più le uova
Ci stava proprio bene più di un vestito nuovo
In quel freddo con la stufa spenta si alza alle sette
Mentre l’altro, suo marito russava nel letto
Con uno scialle attorno al collo s’infila nel pollaio
Per correre dietro alla gallina che va via dove gli pare
Con le penne che svolazzano dalle galline nello scuro
Lei, la zia s’aggroviglia, scivola contro il muro
“ Accidenti che botta, povera me …“ si lamentava giù per terra
Mentre il gallo su di un bastone sembra ridere per davvero
Nel frattempo suo marito dal letto si era alzato
E sentendo quel casino era uscito fuori anche lui
E chiamando sua moglie a gran voce inizia ad urlare
Mentre lei in mezzo a quei polli non riesce a riprendersi
“ Ma dimmi Teresa, cosa fai distesa li con il culo all’insù ?”
“ Ah il mio Gigi, se tu sapessi, è per colpa dei cappelletti…
che io adesso nel pollaio, porco diavolo, sono a gambe alzate !!!”
E suo marito, con quei pochi denti inizia a sghignazzare
Mentre lei scorticata rotola dietro la legna
“ Ma cosa ridi pezzo di cretino, non capisci che io adesso
per affogargli quei due cappelletti e masticare un po di lesso,
finirà, se non ti dispiace, che invece dei cappelletti nel brodo di gallina
in un po di dado, con una carota, sedano e cipolla vi cuocerò una minestrina ???”


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